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Lunedì, 24 Aprile 2017 - Ore 20:59

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L'ECONOMIA ABRUZZESE  

L'analisi economica

Dal lato dell’economia, nell’ambito del Mezzogiorno, l’Abruzzo mostra una crescita con una variazione del Prodotto Interno Lordo pari al +0,6%, preceduto soltanto dall’Emilia Romagna (+0,8%) e dalla Sicilia (+0,6%). Il contributo offerto dai singoli settori di attività rileva comportamenti nettamente diversificati. Infatti, il tasso di variazione del valore aggiunto in agricoltura è +3,3%, nell’industria in senso stretto –2,5%, nelle costruzioni +1,4% e nei servizi +1,6%.

Considerando l’indicatore per eccellenza dello sviluppo economico, costituito dal Prodotto Interno Lordo per abitante, si può notare che nel 2005 l’Abruzzo, che costituisce la punta più avanzata del Mezzogiorno, ha presentato un gap negativo rispetto alla media nazionale del 17,4%, con un valore pro capite di 19.971 euro.

Lo stock di imprese alla fine del 2006 è stato pari a 150.159 unità, di cui 131.594 attive. Esse rappresentano il 2,4% del totale nazionale, quota che è leggermente diminuita nell’ultimo anno. Il saldo è stato pari a 620 unità e risulta dalla differenza tra 9.903 nuove imprese e 9.283 imprese cessate nel corso dell’anno. I dati derivanti dai Registri imprese delle Camere di Commercio abruzzesi mostrano una crescita del totale delle unità produttive nell’anno 2006 pari soltanto a 0,4%, mentre il dato nazionale è stato in media del +0,8%.

Analogamente a quanto accaduto nel triennio precedente la differenza tra nuove iscrizioni e cancellazioni è stata negativa in numerosi settori. Hanno continuato a fare eccezione le costruzioni ed alcune attività di servizio come quelle di intermediazione finanziaria. Si è fatto particolarmente elevato il saldo negativo del settore commercio (-588) come pure sono numerose le attività manifatturiere che hanno cessato l’attività con conseguente saldo negativo di quasi 300 imprese. Con il trascorrere degli anni le attività di tipo tradizionale, legate alla manifattura e al commercio, hanno man mano lasciato spazio a quelle di servizio ed in particolare al terziario avanzato (intermediazione finanziaria, informatica e servizi alle imprese). Il comparto delle costruzioni si conferma un settore di assoluta importanza, soprattutto in provincia delL’Aquila e di Teramo. In sintesi la mappa delle specializzazioni produttive dà conto di un contesto territoriale piuttosto differenziato. Pescara mostra una presenza di elevati indici di specializzazione diffusa in tutti i settori del terziario, a conferma della posizione avanzata che questa provincia ha ormai acquisito nel processo di trasformazione dell’economia regionale verso i servizi alla persona e alle imprese. Le altre province mostrano una maggiore polarizzazione: L’Aquila con una importante presenza di imprese specializzate nell’attività edilizia e negli alberghi e ristoranti; resta confermata la specializzazione di Teramo nelle attività manifatturiere, oltre che in quelle dedite alla ricettività turistica; Chieti presenta elevati indici di specializzazione nell’agricoltura, mentre risulta al di sotto della media regionale in tutti gli altri settori.

Dopo il leggero rallentamento del 2005, le vendite estere dell’Abruzzo nel 2006 sono tornate a crescere ad un ritmo abbastanza sostenuto (5,5%), anche se inferiore rispetto alla dinamica nazionale (9,0%). In conseguenza di ciò il peso della regione sull’export nazionale si è leggermente ridotto rispetto all’anno precedente. Il risultato dell’Abruzzo si inserisce in un contesto positivo che ha investito gran parte delle regioni meridionali.

L’analisi delle aree di sbocco mette in evidenza anche per l’Abruzzo il maggiore dinamismo delle vendite dirette nei paesi extra UE (+14%) rispetto a quelle dirette ai tradizionali mercati europei. Le quote di export verso paesi come Germania, Francia e Regno Unito declinano progressivamente a favore dell’Europa centro orientale e della regione asiatica ma anche, negli anni più recenti, dei paesi della cosiddetta “area del Mediterraneo”. Al contrario, continuano ad aumentare a ritmi consistenti le importazioni, fatta eccezione per il Regno Unito che mostrano una flessione del 17% circa. L’insieme dei paesi dell’Europa centro orientale rappresenta d’altra parte un’area di grande sviluppo per i flussi di merci abruzzesi la cui quota sul totale delle esportazioni è passata, nel decennio 1995-2006, dal 5% al 13,3%. Le esportazioni verso il continente asiatico, altra importante area di sbocco dei prodotti abruzzesi, e in particolare verso le aree più orientali, sono aumentate del 20,4%. In particolare sono da segnalare i sempre più sostenuti ritmi di crescita delle esportazioni regionali in Cina (48,2% nel 2006) e verso Singapore (30,4%) che assorbe oggi quasi il 5% delle esportazioni totali.

D’altra parte, i paesi asiatici assumono sempre maggiore importanza come partner commerciali della regione. Dal continente asiatico proviene ormai un quinto dei prodotti complessivamente acquistati all’estero dagli abruzzesi, in gran parte provenienti dal Giappone (10% circa), ma anche dalla Cina dalla quale proviene oggi il 4% delle importazioni totali dell’Abruzzo.

Nel 2006 Chieti torna ad affermarsi come la principale area esportatrice della regione con oltre il 60% del totale esportato, mentre Pescara, che sembrava aver incrementato notevolmente la sua propensione estera, tende a collocarsi su livelli residuali identici a quelli dell’anno precedente. Anche la quota della provincia di Teramo conferma il proprio peso nell’export regionale: le difficoltà che hanno colpito e continuano a condizionare i comparti di punta delle produzioni tradizionali in cui essa è specializzata appaiono compensate dallo sviluppo di altre lavorazioni, come quella dei metalli e dell’industria alimentare. Di natura esattamente opposta l’evoluzione della provincia delL’Aquila che presenta un andamento piuttosto variabile nell’ultimo quadriennio, quasi totalmente influenzato dal tenore delle commesse ricevute dal settore della componentistica elettronica.

La dinamica dell’export abruzzese nel 2006 è il prodotto di andamenti differenziati in termini settoriali. I due principali settori di esportazione dell’Abruzzo, mezzi di trasporto ed apparecchiature elettroniche, hanno fatto registrare incrementi molto sostenuti (rispettivamente 8,8% e 15,7%) a cui tuttavia si sono accompagnati risultati modesti e in alcuni casi negativi di altri comparti produttivi. Si confermano infatti le difficoltà di ripresa di alcuni settori tradizionali. Il comparto tessile-abbigliamento, che continua a rappresentare una parte significativa dell’export regionale, ha subito una flessione dello 0,8%.

Le persone occupate in Abruzzo nel 2006 risultano in media pari a 498 mila unità, con un incremento di circa 5 mila addetti rispetto all’anno precedente. I disoccupati sono risultati 35 mila circa, 7.000 in meno rispetto al 2005, con un tasso di disoccupazione pari a 6,5%. Quest’ultimo si mantiene comunque di due punti percentuali al di sopra della media delle regioni del centro nord e rappresenta circa la metà dei valori mediamente registrati nelle altre regioni meridionali. Il tasso di attività nel 2006 è sceso di mezzo punto percentuale come risultato della crescita della componente maschile e della riduzione di quella femminile. Il 3,6% degli occupati opera nell’agricoltura, il 29,9% nell’industria e il 66,5% nel terziario. La crescente rilevanza del terziario è confermata da un incremento continuo degli occupati, con un ridimensionamento soprattutto nella componente femminile nel settore industria e un aumento degli addetti nel ramo delle costruzioni. In ultima analisi è da evidenziare un incremento del lavoro dipendente e una frenata di quello autonomo, la cui incidenza sul totale si è ridotta rispetto all’anno precedente.

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